• Stomacata

    19 gennaio 2008
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    Ci sono quelli che cadono sempre in piedi. Quelli per i quali neppure l’ignominia di una condanna è un’onta. Quelli che non conoscono vergogna, ma sanno benissimo quali attenuanti invocare. Quelli che, benché colpevoli, si tengono stretta la loro “meritata” poltrona. Quelli che credono di essersela meritata proprio perché colpevoli. Quelli per i quali la colpa è un valore aggiunto, un marchio di furbizia. E ci sono quelli che eleggono qualcuno ben sapendo qual è la sua storia personale. Quelli che prima votano e poi negano prima che il gallo canti tre vole. Quelli che mettono la croce sul simbolo e poi puntano il dito…

    Listening to:
    In coda – Cesare Basile

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  • A volte

    15 gennaio 2008
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    Ti immagino, a volte. Un tavolo pieno di carte, di libri ammonticchiati, di penne nere e di matite corte; e tu chino che leggi, scrivi, scarabocchi. E sempre così: con la tapparella abbassata e una luce giallastra, malata. Solo. In una stanza sottratta al tempo. In una solitudine che non ti appartiene. Ti vedo, a volte. Proiettato sul nero delle palpebre chiuse. Sei un criceto in gabbia e non ti hanno concesso neppure la ruota. Il tuo sguardo impercettibilmente convergente e all’ingiù si addice perfettamente a questa senilità prematura che ti è stata imposta. Eppure, le tue pupille, nere punte di spillo, graffiano il reale e ne raccolgono quanto più è possibile. Mi appari così: rassegnato, ma senza disperazione. Coraggioso, come l’eroe che sa di doversi sacrificare e continua a sperare che non sia necessario. Ti immagino, a volte.

    Listening to:
    Roba di Amilcare – Paolo Conte

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  • "Due note e il ritornello era già nella pelle…"

    12 gennaio 2008
    Senza categoria
    Grazie a Dio esiste il jazz per rimescolare tutti gli umori. Ogni tasto percosso, ogni corda di violoncello pizzicata, ogni soffio d’aria nel sassofono, imprimono una rotazione che emulsiona tristezze e buonumore. E alla fine si è diversi. Con un leggero aroma aspro di fumo di locale tra i capelli e il cuore che ha preso un ritmo sincopato e i piedi che non riesco a stare fermi.
    Il jazz è sempre malinconico, ma di quella malinconia dolce, quella degli amori perduti e ricordati quando la ferita ha smesso di suppurare e non è più il tempo di recriminazioni e rimorsi.
    Il jazz è come quella giacca un po’ lisa e sformata, che si è modellata addosso a noi e alla quale siamo tanto affezionati da non privarcene, benché nell’armadio ce ne siano altre più nuove ed eleganti. Ma ci piace il suo taglio, che ci cade a pennello, e apprezziamo il fatto che il tessuto abbia ceduto un po’ all’altezza delle spalle e ci permetta di incrociare le braccia senza avvertire alcun senso di costrizione. Rassicurante.

    Listening to:
    Boogie – Paolo Conte

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  • Patologia dell'inettitudine

    11 gennaio 2008
    Senza categoria
    Ho bevuto l’ultimo gelido sorso di una tazza di tè dimenticata sulla scrivania, perfetta allegoria del mio iniziare un milione di cose e del mio dimenticarmene e ricordarmene sempre fuori tempo massimo. Il mio metronomo è difettoso e galoppa allegro quando dovrebbe muoversi adagio, e viceversa. Ma non stono: sono solo fastidiosamente indietro, o inspiegabilmente in anticipo. Non trovo grandiosità neppure nel fallimento. Se solo avessi meno immaginazione, mi rassegnerei alla consapevolezza della mia povertà di mezzi, ma un’infantile illusione – più che la vanagloria – mi impedisce di smettere di attardarmi in speranze manifestamente vane. E se avessi un briciolo di volontà, la si potrebbe chiamare ambizione: parola minacciosa che infastidisce per quella rapacità soggiacente che la connota, eppure, osservata da un’altra prospettiva è anche una parola nobile, che merita la più alta deferenza perché implica uno sforzo positivo da parte del soggetto per modificare la realtà. Invece, l’inerzia trasforma tutto in ridicola velleità.

    Listening to:
    Trouble – Ray LaMontagne

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  • Rifiuti

    4 gennaio 2008
    Senza categoria

    L’emergenza rifiuti in Campania sta assumendo proporzioni sempre più spaventose e vari giornalisti-guru ostentando distaccata saggezza invocano i termovalorizzatori come soluzione; del resto, se hanno risolto la situazione in Lombardia e Veneto (addirittura, scrive oggi uno di essi, ve n’è uno a poca distanza da Piazza San Marco con emissioni minime), perché non adottarli anche in Campania? Che importa se la gente protesta! L’inceneritore è un baluardo del progresso.
    Ammetto la mia quasi totale ignoranza sull’argomento, eppure, anche alla luce di
    quanto letto circa un mese fa, non me la sento di unirmi al gregge degli snob che puntano il dito contro la gente: la gente che fa picchetto davanti ai siti di discariche potenziali o già attive, la gente che manifesta contro gli inceneritori, la gente che non prende sul serio la raccolta differenziata. C’è chi propone polemicamente di incarcerare chiunque si erga a capopopolo e di forzare i blocchi dei manifestanti, sottintendendo che questi sono solo degli incivili sabotatori e che le loro ragioni non valgono la pena di essere prese in considerazione. Questo non fa che rinverdire l’antico pregiudizio secondo il quale al Sud nulla funziona perché è la gente che ci vive a non “funzionare”. Pregiudizio che si scontra con l’antitetico complesso dei meridionali, i quali ritengono che da Roma in giù nulla funzioni perché lo Stato ci ha abbandonato in balia della malavita organizzata e di una classe politica irrimediabilmente collusa e corrotta. Entrambi gli stereotipi, (come tutti i luoghi comuni, del resto), nascondono un fondo di verità: è innegabile infatti che il senso civico non sia propriamente una delle maggiori caratteristiche di noi meridionali, tuttavia, bisogna anche aggiungere che un po’ troppo spesso lo Stato chiude un occhio su certe irregolarità che avvengono al Sud.
    Mi piacerebbe che tutti coloro i quali stigmatizzano la popolazione campana per il proprio comportamento si chiedessero seriamente se, rebus sic stantibus, un possibile termovalorizzatore a Napoli potrebbe mai essere efficiente quanto quello di Venezia. Non credo che avrebbero difficoltà a trovare una risposta, e questa risposta sarebbe inevitabilmente negativa. Ad impedire che lo smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento sortisca in Campania gli stessi risultati che si registrano in Veneto vi sono una serie di fattori, ma uno di essi è il principale: la logica prevalente nell’assegnazione degli appalti al Sud. Fino a che la volontà dominante sarà quella di premiare il massimo ribasso, ogni attività resterà sempre appannaggio esclusivo della malavita. Inoltre, la massima riduzione dei costi di realizzazione si ottiene solo con l’utilizzo di materiali e progetti di seconda scelta o obsoleti, che mettono a rischio la salute della popolazione. Ed ecco che rispunta una questione vecchia e molto dibattuta: se, come ritengono alcuni, i termovalorizzatori sono uno dei vessilli del progresso, il Sud è come sempre costretto a pagare il proprio “progresso” in termini di peggioramento della qualità della vita.

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  • Farsa di fine anno

    31 dicembre 2007
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    Ieri è deceduto anche l’ultimo degli operai ustionati nel rogo del sei dicembre. Il comune di Torino ha annullato i festeggiamenti e il concerto in Piazza Castello per Capodanno. Però, se ciò non fosse accaduto, la festa avrebbe comunque avuto luogo, come testimoniavano il palco già montato e i riflettori già pronti. Perché c’è una gran bella differenza fra sei morti, oppure sette. O magari ci si è vergognati perché altre amministrazioni comunali avevano deciso già da tempo di smorzare le luci natalizie in segno di lutto e di rendere i festeggiamenti più sobri per rispetto nei confronti delle vittime, mentre quella della città nella quale la tragedia è avvenuta non aveva pensato di far nulla…

    Il 2007 si chiude lasciando molto amaro in bocca ed una punta di disgusto (per cose come queste, ma non solo). Speriamo che il prossimo sia migliore.

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  • Natale…

    24 dicembre 2007
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    Occhi vitrei e rigor mortis. Verde, luci a neon, piatti di pastina scotta e odore di ospedale. Il periodo dell’anno che amo di più, travolto da una valanga. Dispiaceri che provo a metabolizzare ed altri ai quali mi preparo.
    Non ho davvero niente da festeggiare.

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  • Nevica

    17 dicembre 2007
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    Non ha odore. Non pesa. Si impiglia tra le ciglia e solletica il naso. Stampa sorrisi ebeti sui volti. Ci guardiamo complici, anche se non ci conosciamo, e basta quella smorfia sghemba a dire all’altro: “La vedi anche tu? Bella, vero?”. Gli uomini alzano il bavero. Le signore si mettono il cappuccio. Si cammina tutti col naso all’insù per la città, che sembra più appannata. La osserviamo con uno stupore bambinesco e, anche se non lo facciamo uscire per pudore, nella testa abbiamo un costante “oh!” che scandisce il passo che si fa cauto per non scivolare.
    Per la prima volta in vita mia ho visto la neve cadere.

    Listening to:
    Il cielo su Torino – Subsonica


    P.S. Lo so, il disegnino fatto con Paint fa schifo, ma provate voi a disegnare con il touchpad!

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  • Cartolina da Torino

    14 dicembre 2007
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    Fa freddo. Non ci sono altre novità.

    Listening to:
    Envoy- Kings of Convenience

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  • Il corteo

    11 dicembre 2007
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    Si marcia dietro uno striscione rosso listato a lutto. I sindacati. Ma dov’erano quando gli operai denunciavano, ben prima della tragedia, il mancato rispetto dei loro diritti? Qualche voce urla: – “parassiti, andate a lavorare!”; e non ha tutti i torti. Un padre disperato fende l’aria con un giornale. La prima pagina è come un pugnale che ha trafitto il suo cuore e adesso la brandisce minacciosamente perché ferisca anche chi gli ha fatto questo. Non chiede giustizia, la dà per scontata. Non sa che in Italia è più facile che tra una proroga e l’altra, un rinvio ed un’insufficienza di prove, si arrivi solo ad un nulla di fatto. O forse lo sa, ma non vuol crederlo adesso, adesso che Bruno non c’è e che il Natale sarà un posto vuoto a tavola e una casa in silenzio.

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