• Uno di Tre

    29 ottobre 2007
    Riflessioni

    Se ciò non andasse contro tutte le regole non scritte che mi sono data riguardo al blog, oggi creerei tre post diversi. Il primo sul PD, che delude ogni giorno di più e non ha ancora compiuto un mese di vita. Per il secondo prenderei spunto dalla notizia dei naufragi delle navi dei clandestini diretti verso le nostre coste. Nel terzo racconterei del mio viaggio. Ecco, visto che non posso scriverli tutti oggi, partirò con l’ultimo, che è anche quello soggetto a un “deperimento” più rapido, e mi dedicherò agli altri in seguito. Tanto sono certa che il PD non smetterà a breve di causarmi il mal di pancia, e che quelli annegati in questi due giorni, purtroppo, non saranno gli ultimi migranti a morire nel tentativo di sbarcare sull’italico suolo.

    *****

    In tutta onestà devo ammettere che questa volta le funeste previsioni riguardo alle mie compagne di viaggio si sono rivelate eccessivamente pessimistiche: tutto sommato non è andata male. Ho viaggiato con una signora di Misilmeri che era a Torino per vedere la figlia. Una donna gentile e taciturna, che mi ha risparmiato le solite inutili e fastidiose raffiche di domande riguardo a età, motivo del mio essere a Torino, eventuale fidanzato, e così via. Con noi c’era anche una bella donna straniera (probabilmente maghrebina), altissima e anche lei molto riservata. Doveva essere piuttosto stanca e ha dormito per quasi tutto il viaggio. Così, almeno fino a Pisa, le cose sono andate in modo più che soddisfacente e sono riuscita perfino a leggere un centinaio di pagine del libro che avevo con me, cosa che solitamente non accade a causa della logorrea delle altre persone nello scompartimento. Fino a Pisa, dicevo, perché lì è salita una donnina minuscola, poco più di un metro e trenta, di settant’anni al massimo (ma che ne dimostrava almeno dieci in più), che appena entrata mi ha subito fatto capire che la musica sarebbe cambiata radicalmente. Primo: con più di un metro di sedile libero, la signora ha comunque deciso di sedersi a una distanza da me che, se fosse stata un uomo, mi avrebbe consentito di denunciarla per molestie. Secondo: ha iniziato immediatamente a sbuffare e chiedere quando saremmo arrivate, cosa piuttosto assurda, visto che mancavano ancora più di dodici ore di viaggio per me e ben quattordici per lei e le altre. Terzo: dopo meno di quindici minuti trascorsi sul treno, è dovuta andare in bagno per la prima volta. Erano solo i prodromi della catastrofe che avrebbe avuto luogo la notte. Infatti, la signora si svegliava ogni ora e tre quarti per recarsi ai servizi, cosa che non mi avrebbe infastidito se a) non fosse stata incapace di aprire la porta dello scompartimento e non avesse quindi avuto bisogno che lo facessi io per lei ogni volta; b) il nostro scompartimento non fosse stato quello più vicino al bagno, che sui treni, come tutti sapete, non profuma propriamente di pulito e l’aprire la porta così spesso non faceva altro che permettere a tutto il tanfo d’insinuarsi all’interno…
    Dunque, la mia notte in bianco  – come sempre, ché in viaggio comunque non riesco a chiudere occhio – è trascorsa ammorbata dal puzzo di urina, facendo su e giù dalla cuccetta per far da portiera alla signora.

    Ma mi consolo pensando che adesso sono a casa, e che sarebbe potuta andare molto peggio.

    Listening to:
    A window – The Radio Dept.

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  • In carrozza

    26 ottobre 2007
    Senza categoria
    Oggi pomeriggio partirò per trascorrere a casa un lunghissimo ponte dei Santi, (ben quindici giorni), e, se la sfiga mi assiste, al mio arrivo potrei avere molti spunti per scrivere un bel post brillante, come ho tentato infruttuosamente di fare per tutta la settimana. Vedremo quale sarà la nuova spiacevole voce da aggiungere alla lista delle compagne di viaggio più moleste. Dunque, ho già: la fresca vedova che parlava del marito defunto per tutto il tragitto (ok, lo so che aveva le sue buone ragioni, che il trauma era recente e non aveva ancora elaborato il lutto, ma dieci ore di fila a sentire raccontare di uno sconosciuto e del suo carcinoma a microcellule metterebbero a dura prova chiunque…), la vecchia che russava emettendo un suono simile a quello di un’idrovora, la calabro-piemontese insulino-dipendente che si faceva le iniezioni sull’addome in pubblico, la pazza che cantava gli stornelli, la ragazza ignara dell’esistenza del sapone, la piemontese logorroica (credo che sia un caso più unico che raro) e, soprattutto, le due anziane che facevano la gara a chi aveva più parenti morti e, per di più, morti nei modi più cruenti che si possano immaginare (per inciso, ha vinto quella che ha detto di avere un nipote che era stato travolto da un’auto e i cui resti erano stati ritrovati sparsi sugli alberi ai lati del viale…no comment!!!). Finora credo di non aver mai avuto tre su tre compagne di scompartimento del tutto normali. Che sia la volta buona? Incrociate le dita per me.
    Listening to:
    Mio cuggino – Elio e le Storie Tese

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  • Lieve

    25 ottobre 2007
    Senza categoria
    Una dolce indolenza avvolge questi giorni di pioggia sottile e cielo di cadmio. Il passo del tempo sembra d’improvviso più cadenzato e i flutti della memoria sono assai meno violenti. La risacca è mite e la reminiscenza è una piacevole deriva in un mare lievemente increspato.

    Listening to:

    Non sempre rispondo – Cristina Donà

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  • Indifendibile

    24 ottobre 2007
    Senza categoria
    Forse sono troppo scostante. Forse non dovrei atteggiarmi in questa maniera. Forse cerco solo di creare una barriera. Forse tento di mettere in chiaro le cose nel peggiore dei modi. Troppi passi indietro così all’improvviso non possono che destare sospetto ed irritare. Sbaglio, non c’è dubbio, ma non mi viene in mente nessun altro tipo di approccio alla questione. E’ impossibile essere quella che ero, tuttavia, neppure irrigidirsi è la soluzione ottimale: credo risulti abbastanza irritante ed inspiegabile per la controparte. E mi sento un po’ in colpa per la mia incostanza. Odio dover disfare le illusioni di qualcuno e mi infastidisce ancor di più il dover farlo mostrando un volto che non mi appartiene affatto, ma forse è lo scotto da pagare. Mi dispiace solo d’essere arrivata a questo punto, di dover apparire altezzosa per scoraggiare qualcosa che prima avevo foraggiato e per di più volontariamente, però è una responsabilità alla quale, benché mi piacerebbe farlo, non posso sottrarmi. Ho commesso un errore esiziale e mi tocca accollarmi le riparazioni, non si discute.

    Listening to:
    Weird fishes/Arpeggi – Radiohead

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  • “Il demonio del grande rammarico il mio girovagare dovrà fuggire…”

    22 ottobre 2007
    Musica

    Cristiano Godano è un manipolatore formidabile della lingua italiana. La piega, la assottiglia, la rende rarefatta e l’impasta, la spiana, la ispessisce. Forse adesso è un po’ meno ellittico di quanto non fosse in passato, ma ciò che scrive non ha perso fascino e resta sempre icastico e dotato di un’efficacia raggiunta da pochi altri suoi colleghi nel nostro paese. “Uno” conferma la sua vena e rappresenta una sterzata dei Marlene Kuntz verso la canzone d’autore. Però, forse la sua straordinaria padronanza della scrittura inizia a debordare e a farsi prevaricante, perché in quest’ultima prova la musica resta quasi in secondo piano, così da consentire ai suoi testi – spesso davvero sontuosamente “letterari” – di risaltare adeguatamente.

    Per niente noise e piuttosto melodico, “Uno” è – almeno per me – convincente solo a metà. Scarnificare i suoni e “allentarne” la compattezza, rinunciando al sound denso e stridente che aveva reso noto il gruppo e l’aveva rapidamente fatto amare dal pubblico più esigente, è un vero atto di coraggio, che va apprezzato e riconosciuto; ma non ci si può esimere dal notare che, purtroppo, questo sembra essere l’ennesimo caso di un male tipicamente italiano, che prevede, come una sorta di tappa obbligata a un certo punto della carriera di un solista o di una band, il tendere verso il songwriting “raffinato”. In molti hanno provato a “riciclarsi” in questa direzione, ma non sono stati altrettanti a ottenere un risultato che rispettasse le aspettative, tanto che spesso viene da dire, citando uno che di cantautorato di qualità ne sa qualcosa, che in fondo “bella non è questa musica magra / anche lei sotto al torchio di troppe parole”. Temo di dover ammettere che il giudizio valga anche per i Marlene, ahimè!

    Listening to:
    Canto – Marlene Kuntz

     

    P.S. Per il momento mi va di scrivere di musica, avete notato?

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  • Che mi sta succedendo? Mi piace “Lifeline”!!!

    18 ottobre 2007
    Musica


    Io ho amato il primo Ben Harper, non certo quello divenuto fenomeno di massa. Per intenderci, non quello di “Diamonds on the Inside” o “Both Sides of the Gun”. Non l’Harper radiofonico, quindi. Ho amato Ben ai tempi di “The Will to Live” e “Welcome to the Cruel World” e poi ho continuato ad apprezzarlo con “Burn to Shine” e, soprattutto, ho letteralmente consumato il meraviglioso doppio “Live from Mars” a forza di ascolti.

    Dopo questa necessaria premessa, posso tranquillamente affermare che è assurdo che mi piaccia “Lifeline”. Quest’ultimo disco rappresenta solo una nuova tappa nella degenerazione dell’artista che ci scuoteva con pezzi di denuncia sociale come “Excuse me, Mr.”, che commuoveva con ballate come “Please, bleed” e che cantava gioiosamente di madri lesbiche in “Mama’s got a girlfriend now”; quello attuale non pare più lo stesso uomo di “Like a king” o “Faded”, né quello di “Roses from my friends” o “Burn one down”. Quell’Harper lì, il vecchio Ben, non aveva nulla a che fare con il compiaciuto artista di “There Will be a Light” o di quest’ultima fatica discografica.

    Eppure, inspiegabilmente, questo disco mi piace. Certo, non diventerà mai uno dei miei album fondamentali, però continuo ad ascoltarlo da un po’, anche se – ahimè! – suona troppo simile a Jack Johnson. Mah! Sarà che in alcuni pezzi mi ricorda l’amato Neil Young? Non so. E la cosa mi preoccupa alquanto…

    Listening to:
    Fight outta you – Ben Harper

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  • Regno onirico

    16 ottobre 2007
    Senza categoria
    Giornate di apatia e troppa caffeina per cercare di combatterla, per convincermi a stare fuori dal letto. Occupazioni affrontate con noncurante e meccanica superficialità. Le solite domande, nuove considerazioni, ricordi vividi e rimpianti di ieri e di oggi. Un’amarezza latente a fare da sottofondo insistente, a tratti fastidioso. Il tutto scandito dal lieve smorzarsi della luce. Finché arrivano la notte ed il sonno a stabilire equilibri mai esistiti, a restituire una serenità fragile che è possibile solo ad occhi chiusi e ad inconscio disimbrigliato. E il mattino che si avventa sempre troppo presto mi coglie confusa, in bilico tra sogno e veglia, a guardarmi attorno disorientata cercando di trovare le vere coordinate spaziali e temporali del mio esistere e a non nascondere una profonda contrarietà non appena riesco a collocarmi nel qui e nell’ora: così deludenti e distanti da ciò che era appena qualche minuto prima.

    Listening to:
    Rimmel – Francesco De Gregori

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  • Innocuo?

    15 ottobre 2007
    Riflessioni
    ottobre 2007

    […] heu, quam quae studeas ponere ferre grave est!
    Nam desunt vires ad me mihi iusque regendum;
    auferor ut rapida concita puppis aqua.
    (Ovidio, Amores, II, 4, vv.6-8)

    Ciò che dovrei deporre è cucito a doppio filo alla mia anima e non c’è modo di rimuoverlo senza lacerarla. E io ho paura di sanguinare. Ho paura che si scateni un’emorragia che mi debiliti, ma – quel che è peggio! – ho anche paura che possa accadere il contrario: paura di constatare di aver perso anni di vita tributando un culto a un idolo vuoto.

    Listening to:
    Un desiderio innocuo – Moltheni

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  • Perplessità

    14 ottobre 2007
    Senza categoria
    Le cifre di oggi farebbero supporre un luminoso futuro per il PD: quasi tre milioni e mezzo di italiani disposti a versare almeno un euro per votare alle primarie rappresentano qualcosa che non può essere sottovalutato nemmeno dal più mistificatore degli oppositori (indovinate un po’ a chi mi riferisco?). Ciò che temo, però, è che Veltroni, il leader eletto con percentuale plebiscitaria, possa riservare sgradevoli sorprese (quali l’arruolamento della consorte del suddetto oppositore, e non solo), ma soprattutto, che l’esperimento del partito unico possa rivelarsi una cavolata colossale, che toglierà a tutti la vecchia identità senza consegnarne una nuova. Ritengo che per i membri di un partito sia fondamentale sapere quali sono le basi sulle quali si fonda quella forza politica, sentire orgoglio nell’esserne parte e condividerne gli ideali, provare un senso di appartenenza e di familiarità. E, a mio avviso, si respira molta poca aria di famiglia nelle stanze del PD e tra la “gente del PD”, cosa che non può che nuocere ad un partito: la politica vera è passione e militanza. Invece, mi sembra che il nuovo soggetto politico si configuri come piuttosto snob, cosa che lo fa troppo pericolosamente somigliare più ad un circolo per “eletti”, che ad un partito. Questo potrebbe far sì che sia troppo distante dalla gente comune, quella un po’ qualunquista o quella poco glamour che non frequenta i salotti, che rappresenta la maggioranza degli aventi diritto al voto. Ma forse è solo una mia impressione, frutto del fatto che non mi è mai piaciuta l’idea del partito unico e non mi piace neppure adesso, dopo tutti questi numeri che danno fiducia e tutta questa partecipazione popolare.
    Listening to:
    Girl sailor – Shins

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  • The naked truth

    13 ottobre 2007
    Senza categoria

    Beh, ripensandoci adesso, forse non ero poi così da buttare…

    Listening to:
    Tregua – Cristina Donà

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