• Cronaca di oggi

    29 settembre 2007
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    Sabato bellissimo, sotto molti punti di vista. Mio zio era a Torino per un convegno e questo ci ha dato modo di trascorrere gran parte della giornata insieme. L’ho portato in pellegrinaggio al n° 32 di corso Galileo Ferraris, sede della Juventus (della quale lui è un super tifoso), e allo Juventus Store, dove l’ho immortalato vicino all’autografo di Del Piero. Siamo andati in giro per la città e gli ho mostrato tutti i posti che preferisco e forse l’ho fatto camminare troppo, ma con me si corre sempre questo rischio. E come ciliegina sulla torta, una nota casa farmaceutica ha gentilmente offerto il pranzo anche a me, che mi sono imbucata al buffet in mezzo a tutti i medici, non provando neppure a fingere di essere una giovane collega, perché con i miei jeans, la cintura con le borchie, le spillette e le sneakers, ma soprattutto con la faccia che mi ritrovo, non mi avrebbe creduta neppure un cieco. Eppure, nessuno mi ha guardata di traverso, tutt‘altro, il che mi fa sospettare che in tali occasioni gli “scrocconi” debbano essere davvero parecchi.
    Listening to:
    Suzie Blue – Ben Harper
    P.S. Anche se quasi a fine giornata, metto un po’ di rosso anch‘io per dire il mio NO a ciò che sta accadendo in Myanmar.

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  • Un inverno che arriva, un inverno passato

    27 settembre 2007
    Senza categoria
    La novità è che piove ed inizia a fare freddino. Il termometro della tabaccheria all’angolo sentenzia 12°. Bello. Un altro paio di giorni così e la temperatura calerà ancora e sarà inverno. Amo il freddo, decisamente. E anche la pioggia, se non è troppa e con troppa intendo tanta da impedirmi di spostarmi a piedi (il mio unico mezzo di locomozione, nonché quello che preferisco) senza inzupparmi come una spugna. Odio l’acqua che risale su per il sempre troppo lungo orlo dei miei pantaloni e arriva fino alle ginocchia. Per il momento, però, non corro questo rischio: oggi si trattava giusto di una pioggerella leggera, piacevole. Niente a che vedere con gli acquazzoni accompagnati da un vento che impediva di aprire l’ombrello in cui mi imbattevo ogni tanto andando all’università all’Annunziata. E a rendere il tutto più avventuroso c’era anche il guado del torrente (Francesca, se leggi, sai a cosa mi riferisco), così arrivavo a lezione con i calzini fradici, (erano gli sciagurati tempi in cui portavo sempre le All Star e, in frangenti come quelli, se fossi andata scalza sarebbe stata la medesima cosa), di solito verso le 9.00, e non avrei potuto levarmeli prima delle 20.30. Sarà per questo che adesso ho i reumatismi.
    All’epoca frequentavo il primo anno e facevo una vita assurda: sveglia alle 6.15 per prendere l’autobus delle 7.00, poi, arrivata a Messina mi catapultavo sul primo 47, di solito straripante, e una volta giunta a destinazione, dopo il guado del torrente e lo scavalcamento del muretto di demarcazione, mi dirigevo verso l’aula, già stanca nonostante fossero appena le 9.00. A pranzo un panino (quasi sempre con olive, pomodoro e sottaceti, se può interessare) e ancora lezione fino alle 18.10, cosa che mi costringeva a prendere l’autobus delle 19.00, quello che passava dalla strada nazionale e si fermava ogni 500 metri. Impiegavo un’ora e un venti per giungere a casa e alla fine ero letteralmente stremata. E avevamo lezione anche al sabato, ma solo la mattina, per fortuna.
    Noi siamo stati i pionieri dell’Annunziata e abbiamo sopportato una serie di disagi assurdi, per questo mi viene da sorridere quando sento qualcuno che oggi si lamenta, nonostante abbiano aperto la mensa, trasferito la biblioteca e la segreteria e ci siano i bus navetta gratuiti.
    I giovani d’oggi sono dei rammolliti, ai miei tempi, invece…
    Listening to:
    Grey room – Damien Rice

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  • Rivelazioni

    26 settembre 2007
    Senza categoria
    Vedere un volto che, in contrasto con quello che esprimono le parole, si fa tirato e cinereo per lo stupore e il disappunto è una di quelle soddisfazioni impagabili. Una piccola rivincita nei confronti di chi ritiene di aver il diritto di fare previsioni su di me senza aver voce in capitolo (e in questo caso la metafora è più che appropriata, credetemi) e soprattutto senza conoscere i fatti.

    La presunzione di chi crede di poter ipotecare il tuo futuro, a prescindere da te e da quello che tu vuoi farne, è assolutamente odiosa. Mi fa piacere pensare che alcune persone, che avrebbero messo la mano sul fuoco con suprema spocchia, si bruceranno.

    Listening to:
    The crane wife 3 – The Decemberists

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  • Un sogno blu

    25 settembre 2007
    Senza categoria
    Le ore, i giorni, i mesi, gli anni si affastellano e orologi e calendari impietosamente ce lo ricordano. Eppure, nonostante il cumulo sia ormai alto, a me pare di avere a portata di mano istanti, volti , voci e profili che dovrebbero essere completamente sepolti. A volte riemergono come per uno strano moto convettivo, arrivano alla superficie, sfiatano, tornano giù in un’altalena ad oscillazione variabile. Si ripresentano in maniera inopinata e riscaldano notti anonime in una stanza spoglia, riempiendo il risveglio di un’atmosfera attonita.
    Listening to:
    Day seven – Explosions in the Sky

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  • Instrumental

    24 settembre 2007
    Musica
    Odiavo la musica strumentale, da un po’ però ascolto quasi solo quella. Volevo frasi a effetto, efficaci come aforismi da poter tirare fuori all’occorrenza, che surrogassero le mie o facessero loro compagnia. Invece, oggi mi rilassa non essere torchiata dalle parole, che col tempo sono divenute opprimenti per la loro onnipresenza. Bisogna sempre dire e dire, non è più lecito ammutolire dinanzi ad alcunché, e tocca aver sempre qualcosa da dichiarare, da asserire. Chi più blatera ha più ragione. Il tacere è considerato un atteggiamento da colpevoli. Io mi difendo così: eliminando un po’ di parole, quelle che è in mio potere evitare. Probabilmente è un primo passo sulla strada che porta alla riscoperta del silenzio: inizio sottraendo le voci, il resto potrebbe venire da sé, gradualmente.

    Listening to:
    Tiny silver hammers (part II) – Godspeed You! Black Emperor

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  • Libri, parte II (adolescenza)

    22 settembre 2007
    Senza categoria
    Il libro che segnò l’inizio della mia adolescenza fu Il Gattopardo, letto per motivi scolastici in terza media, e che nonostante l’imposizione amai moltissimo. Tutt’ora ne ricordo alcuni passi quasi a memoria. La figura di Don Fabrizio mi affascinò per il suo disincanto e la sua lucidità di analisi e quel sentore di decadenza così profondamente siciliano. A questa lettura ne seguirono molte altre, (con difficoltà riesco a rintracciare un periodo della mia vita dai sette anni in poi durante il quale non abbia letto nulla), ma non lessi più alcun romanzo davvero esaltante fino a che non mi imbattei in Isabel Allende. Divorai La Casa degli Spiriti in un giorno, non riuscivo a staccarmi dalle pagine, come se fossi in trance. E poi Il Piano Infinito, D’Amore e Ombra, Paula, Eva Luna. Piansi, risi, partecipai alle vicende di ogni personaggio e mi sentii infinitamente grata a quella donna minuta che mi somministrava tutto ciò e per di più a buon mercato. Quella prosa brulicante di sentimento e di ritmo, lussureggiante come la natura sudamericana, mi avvinceva e sconvolgeva. Imparai a sentire di più e più profondamente, la superficie non era più sufficiente e divenni avida di emozioni viscerali. L’incontro con Goethe ed I Dolori del Giovane Werther fu a quel punto più che naturale, quasi scontato. E altrettanto scontato fu che l’amassi così come l’amai: come solo una sedicenne irrazionale e sognatrice quale ero io avrebbe potuto fare. Mi sconvolse, letteralmente.
    Un giorno, però, mi resi conto che pur leggendo molto, ad esclusione della Allende, ignoravo completamente il panorama letterario contemporaneo. I miei più preziosi alleati divennero allora “TuttoLibri” e le recensioni sul “Venerdì di Repubblica”. Lessi Alan Bennet (La Cerimonia del Massaggio), Ishiguro (Un Pallido Orizzonte di Colline) e soprattutto Nick Hornby. Alta Fedeltà, fu il romanzo dei miei diciotto anni. Mi identificavo molto in Rob Fleming, mi piacevano i continui riferimenti musicali, fantasticare sul “Championship Vynil”, le top five. L‘ironia di Hornby mi conquistò. Mi piacque soprattutto la figura di Barry, il commesso dispotico e snob, che come facevo io a quel tempo conduceva una crociata contro i consumatori di musica banale.
    Il resto è storia recente.

    Listening to:
    7 shades of black – The Smashing Pumpkins

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  • Ineffabile

    21 settembre 2007
    Senza categoria
    Più del disappunto per l’essere qui, ciò che mi infastidisce è l’indolenza che ciò mi provoca. Una trascuratezza che si insinua in ogni azione quotidiana, un cono d’ombra, la morte di tutte le lucciole che punteggiavano di bagliori la noia di un buio piatto. E non so se sia il non avere più illusioni, l’averne avute troppe, o semplicemente la stanchezza. Il nulla mi affossa.

    Listening to:
    Altrove – Morgan

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  • Vicolo cieco

    20 settembre 2007
    Senza categoria
    La situazione non è delle più rosee. Trovare un buco di camera qui a Torino (o in Torino, come dicono i veri piemontesi…) sembra un’impresa titanica. Oggi ho visto quello che credo sarà l’ultimo di una serie infinita di stanzini fatiscenti e poco illuminati e per visionarlo sono dovuta andare in zona Barriera di Milano, una di quelle che in tempi in cui ero meno disperata escludevo a priori. Ecco, adesso mi manca solo di andare in via Nizza, ma non ci tengo; mi è bastato quello che ho visto oggi. Il peggio è che tutti sentenziano e credono che sia io ad essere troppo esigente, ma sfiderei chiunque a visitare le case che ho scartato e a trovare quei posti abitabili e con un rapporto qualità/prezzo onesto. In media 300 euro al mese (a cui vanno aggiunte le spese) per camerette nelle quali, il più delle volte, mancano i due mobili davvero fondamentali per uno studente: scrivania e libreria. E se non mancano quelli c’è qualcos’altro che non va: in una casa non c’era l’armadio, in un’altra il materasso era di quelli imbottiti di lana (sì, proprio come quelli delle bisnonne!!!), in uno dei tanti appartamenti mancavano addirittura le pareti. E, stranamente, non mi consola il fatto che almeno, dopo tanto peregrinare da un tugurio all’altro, avrò dei succosi aneddoti da raccontare.
    Inoltre, non posso più stare dove sono adesso. Non è che qualcuno me lo impedisca, ma semplicemente mi sono stufata e la mia misantropia sta toccando livelli inusitati. Il tutto non è immotivato, però, perché a forza di essere disponibile ho fatto la figura dell’ingenua, così le persone che ho avuto attorno mi hanno strappato via un pezzo per volta, come un branco di cani famelici ed ora sono ridotta letteralmente a brandelli, senza nessuno di cui potermi più fidare. Sono stanca di doppi giochi e sotterfugi, delle cose non dette, delle calunnie, dell’ipocrisia e di tutte le altre bassezze che infestano questo posto (e che caratterizzano la stragrande maggioranza di quelle che hanno avuto a che fare con esso in passato), ma non ho molta scelta.

    Listening to:
    Fear of Sleep – The Strokes

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  • Io e Dot

    19 settembre 2007
    Senza categoria

    Un periodo che comincia con la lettura di The Portable Dorothy Parker non preannuncia niente di buono. Immergermi subito in un mood cinico, agrodolce e malinconico non è il massimo per affrontare al meglio i mesi che mi aspettano. Anzi, non è la cosa migliore da fare neppure per andare serenamente incontro alla prima di una lunga serie di serate noiose, illuminate da una luce fioca e giallastra. Al momento ho solo due alternative possibili. La prima è Follia, che ho iniziato una vita fa ma non riesco – nonostante sia breve – a portare a termine. Troppo autocompiaciuto e poco coinvolgente, benché il soggetto si prestasse, (non la trama, però, che si snoda prevedibile e melensa come nella migliore tradizione dei romanzi rosa di quinta categoria), ma la scrittura distaccata e presuntuosa, come se McGrath si aspettasse un’ovazione alla fine di ogni periodo, me lo rendono a dir poco indigesto. Nel leggere mi sembra di averlo davanti: un uomo impettito che occhieggia dietro le lenti con l’espressione del primo della classe.
    La seconda alternativa è Fight Club, che è bello e ben scritto. Palahniuk è un grande autore. Il problema è che l’ho letto e riletto (e ho visto più volte il film che ne è stato tratto) e lo conosco quasi a memoria. E presa da un impeto di rinnovamento mi sono lanciata su Dottie Parker, che non delude mai, anche se la sua angolazione non è la migliore per guardare il mondo con serenità. Sopravviverò a 603 pagine di malinconico cinismo e rassegnata ironia? Ai postumi l’ardua sentenza…

    « I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi;
    l’acido macchia; i farmaci danno i crampi.
    Le pistole sono illegali; i cappi cedono;
    il gas fa schifo. Tanto vale vivere… »
    (Dorothy Parker)

    Listenig to:
    A call to apathy – The Shins

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  • Au revoiur

    17 settembre 2007
    Senza categoria
    Le valige sono pronte. Tra qualche ora tornerò sul solito treno. L’estate finisce e lascia un po’ d’amaro in bocca.

    Listening to:
    Chicago at night – Spoon

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NIENTE DI ALIENO

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