• Rivelazioni

    26 settembre 2007
    Senza categoria
    Vedere un volto che, in contrasto con quello che esprimono le parole, si fa tirato e cinereo per lo stupore e il disappunto è una di quelle soddisfazioni impagabili. Una piccola rivincita nei confronti di chi ritiene di aver il diritto di fare previsioni su di me senza aver voce in capitolo (e in questo caso la metafora è più che appropriata, credetemi) e soprattutto senza conoscere i fatti.

    La presunzione di chi crede di poter ipotecare il tuo futuro, a prescindere da te e da quello che tu vuoi farne, è assolutamente odiosa. Mi fa piacere pensare che alcune persone, che avrebbero messo la mano sul fuoco con suprema spocchia, si bruceranno.

    Listening to:
    The crane wife 3 – The Decemberists

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  • Un sogno blu

    25 settembre 2007
    Senza categoria
    Le ore, i giorni, i mesi, gli anni si affastellano e orologi e calendari impietosamente ce lo ricordano. Eppure, nonostante il cumulo sia ormai alto, a me pare di avere a portata di mano istanti, volti , voci e profili che dovrebbero essere completamente sepolti. A volte riemergono come per uno strano moto convettivo, arrivano alla superficie, sfiatano, tornano giù in un’altalena ad oscillazione variabile. Si ripresentano in maniera inopinata e riscaldano notti anonime in una stanza spoglia, riempiendo il risveglio di un’atmosfera attonita.
    Listening to:
    Day seven – Explosions in the Sky

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  • Instrumental

    24 settembre 2007
    Musica
    Odiavo la musica strumentale, da un po’ però ascolto quasi solo quella. Volevo frasi a effetto, efficaci come aforismi da poter tirare fuori all’occorrenza, che surrogassero le mie o facessero loro compagnia. Invece, oggi mi rilassa non essere torchiata dalle parole, che col tempo sono divenute opprimenti per la loro onnipresenza. Bisogna sempre dire e dire, non è più lecito ammutolire dinanzi ad alcunché, e tocca aver sempre qualcosa da dichiarare, da asserire. Chi più blatera ha più ragione. Il tacere è considerato un atteggiamento da colpevoli. Io mi difendo così: eliminando un po’ di parole, quelle che è in mio potere evitare. Probabilmente è un primo passo sulla strada che porta alla riscoperta del silenzio: inizio sottraendo le voci, il resto potrebbe venire da sé, gradualmente.

    Listening to:
    Tiny silver hammers (part II) – Godspeed You! Black Emperor

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  • Libri, parte II (adolescenza)

    22 settembre 2007
    Senza categoria
    Il libro che segnò l’inizio della mia adolescenza fu Il Gattopardo, letto per motivi scolastici in terza media, e che nonostante l’imposizione amai moltissimo. Tutt’ora ne ricordo alcuni passi quasi a memoria. La figura di Don Fabrizio mi affascinò per il suo disincanto e la sua lucidità di analisi e quel sentore di decadenza così profondamente siciliano. A questa lettura ne seguirono molte altre, (con difficoltà riesco a rintracciare un periodo della mia vita dai sette anni in poi durante il quale non abbia letto nulla), ma non lessi più alcun romanzo davvero esaltante fino a che non mi imbattei in Isabel Allende. Divorai La Casa degli Spiriti in un giorno, non riuscivo a staccarmi dalle pagine, come se fossi in trance. E poi Il Piano Infinito, D’Amore e Ombra, Paula, Eva Luna. Piansi, risi, partecipai alle vicende di ogni personaggio e mi sentii infinitamente grata a quella donna minuta che mi somministrava tutto ciò e per di più a buon mercato. Quella prosa brulicante di sentimento e di ritmo, lussureggiante come la natura sudamericana, mi avvinceva e sconvolgeva. Imparai a sentire di più e più profondamente, la superficie non era più sufficiente e divenni avida di emozioni viscerali. L’incontro con Goethe ed I Dolori del Giovane Werther fu a quel punto più che naturale, quasi scontato. E altrettanto scontato fu che l’amassi così come l’amai: come solo una sedicenne irrazionale e sognatrice quale ero io avrebbe potuto fare. Mi sconvolse, letteralmente.
    Un giorno, però, mi resi conto che pur leggendo molto, ad esclusione della Allende, ignoravo completamente il panorama letterario contemporaneo. I miei più preziosi alleati divennero allora “TuttoLibri” e le recensioni sul “Venerdì di Repubblica”. Lessi Alan Bennet (La Cerimonia del Massaggio), Ishiguro (Un Pallido Orizzonte di Colline) e soprattutto Nick Hornby. Alta Fedeltà, fu il romanzo dei miei diciotto anni. Mi identificavo molto in Rob Fleming, mi piacevano i continui riferimenti musicali, fantasticare sul “Championship Vynil”, le top five. L‘ironia di Hornby mi conquistò. Mi piacque soprattutto la figura di Barry, il commesso dispotico e snob, che come facevo io a quel tempo conduceva una crociata contro i consumatori di musica banale.
    Il resto è storia recente.

    Listening to:
    7 shades of black – The Smashing Pumpkins

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  • Ineffabile

    21 settembre 2007
    Senza categoria
    Più del disappunto per l’essere qui, ciò che mi infastidisce è l’indolenza che ciò mi provoca. Una trascuratezza che si insinua in ogni azione quotidiana, un cono d’ombra, la morte di tutte le lucciole che punteggiavano di bagliori la noia di un buio piatto. E non so se sia il non avere più illusioni, l’averne avute troppe, o semplicemente la stanchezza. Il nulla mi affossa.

    Listening to:
    Altrove – Morgan

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  • Vicolo cieco

    20 settembre 2007
    Senza categoria
    La situazione non è delle più rosee. Trovare un buco di camera qui a Torino (o in Torino, come dicono i veri piemontesi…) sembra un’impresa titanica. Oggi ho visto quello che credo sarà l’ultimo di una serie infinita di stanzini fatiscenti e poco illuminati e per visionarlo sono dovuta andare in zona Barriera di Milano, una di quelle che in tempi in cui ero meno disperata escludevo a priori. Ecco, adesso mi manca solo di andare in via Nizza, ma non ci tengo; mi è bastato quello che ho visto oggi. Il peggio è che tutti sentenziano e credono che sia io ad essere troppo esigente, ma sfiderei chiunque a visitare le case che ho scartato e a trovare quei posti abitabili e con un rapporto qualità/prezzo onesto. In media 300 euro al mese (a cui vanno aggiunte le spese) per camerette nelle quali, il più delle volte, mancano i due mobili davvero fondamentali per uno studente: scrivania e libreria. E se non mancano quelli c’è qualcos’altro che non va: in una casa non c’era l’armadio, in un’altra il materasso era di quelli imbottiti di lana (sì, proprio come quelli delle bisnonne!!!), in uno dei tanti appartamenti mancavano addirittura le pareti. E, stranamente, non mi consola il fatto che almeno, dopo tanto peregrinare da un tugurio all’altro, avrò dei succosi aneddoti da raccontare.
    Inoltre, non posso più stare dove sono adesso. Non è che qualcuno me lo impedisca, ma semplicemente mi sono stufata e la mia misantropia sta toccando livelli inusitati. Il tutto non è immotivato, però, perché a forza di essere disponibile ho fatto la figura dell’ingenua, così le persone che ho avuto attorno mi hanno strappato via un pezzo per volta, come un branco di cani famelici ed ora sono ridotta letteralmente a brandelli, senza nessuno di cui potermi più fidare. Sono stanca di doppi giochi e sotterfugi, delle cose non dette, delle calunnie, dell’ipocrisia e di tutte le altre bassezze che infestano questo posto (e che caratterizzano la stragrande maggioranza di quelle che hanno avuto a che fare con esso in passato), ma non ho molta scelta.

    Listening to:
    Fear of Sleep – The Strokes

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  • Io e Dot

    19 settembre 2007
    Senza categoria

    Un periodo che comincia con la lettura di The Portable Dorothy Parker non preannuncia niente di buono. Immergermi subito in un mood cinico, agrodolce e malinconico non è il massimo per affrontare al meglio i mesi che mi aspettano. Anzi, non è la cosa migliore da fare neppure per andare serenamente incontro alla prima di una lunga serie di serate noiose, illuminate da una luce fioca e giallastra. Al momento ho solo due alternative possibili. La prima è Follia, che ho iniziato una vita fa ma non riesco – nonostante sia breve – a portare a termine. Troppo autocompiaciuto e poco coinvolgente, benché il soggetto si prestasse, (non la trama, però, che si snoda prevedibile e melensa come nella migliore tradizione dei romanzi rosa di quinta categoria), ma la scrittura distaccata e presuntuosa, come se McGrath si aspettasse un’ovazione alla fine di ogni periodo, me lo rendono a dir poco indigesto. Nel leggere mi sembra di averlo davanti: un uomo impettito che occhieggia dietro le lenti con l’espressione del primo della classe.
    La seconda alternativa è Fight Club, che è bello e ben scritto. Palahniuk è un grande autore. Il problema è che l’ho letto e riletto (e ho visto più volte il film che ne è stato tratto) e lo conosco quasi a memoria. E presa da un impeto di rinnovamento mi sono lanciata su Dottie Parker, che non delude mai, anche se la sua angolazione non è la migliore per guardare il mondo con serenità. Sopravviverò a 603 pagine di malinconico cinismo e rassegnata ironia? Ai postumi l’ardua sentenza…

    « I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi;
    l’acido macchia; i farmaci danno i crampi.
    Le pistole sono illegali; i cappi cedono;
    il gas fa schifo. Tanto vale vivere… »
    (Dorothy Parker)

    Listenig to:
    A call to apathy – The Shins

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  • Au revoiur

    17 settembre 2007
    Senza categoria
    Le valige sono pronte. Tra qualche ora tornerò sul solito treno. L’estate finisce e lascia un po’ d’amaro in bocca.

    Listening to:
    Chicago at night – Spoon

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  • Vacuum

    16 settembre 2007
    Senza categoria
    Che il Debridat sia un farmaco psicotropo? Sono tre giorni che non solo non riesco a scrivere, ma neppure a pensare e non per il dolore, (quello di solito funge da catalizzatore). In attesa di riscontri circa i suoi possibili effetti indesiderati, non mi resta che prendere atto di questo vuoto di coscienza.
    Un paio di mesi fa, sotto una pioggia scrosciante che inondava Torino, dissi che una volta ogni tanto mi sarebbe piaciuto poter spegnere il cervello e non pensare, perché il continuo arrovellarmi che mi caratterizza è piuttosto faticoso; adesso che questo mio desiderio sembra essersi avverato, la cosa non mi appare più così positiva.
    Ecco, è questo il problema, desidero sempre il contrario di quello che ho.

    Listening to:
    Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino

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  • Impulsi

    13 settembre 2007
    Senza categoria
    Aspetto e non so neppure cosa. Vorrei sentire odore di romanzo o di catastrofe, l’importante sarebbe riuscire a porre fine ad una stasi che sa di non-vita. Aspetto che qualcosa passi da qui per smettere di fissare vecchie orme sull’asfalto, che non so più a chi appartengano. Forse l’attribuzione è stata eccessivamente frettolosa…
    I pensieri confusi che faccio prima di addormentarmi sono spietati. La verità è davanti al mio naso, benché mi ostini a non vederla. Ho passato la mia vita ad illudermi e costruire totem ingannevoli, che quando perdono la maschera rivelano in un istante la loro natura fasulla. Ecco perché la disaffezione esplode così repentinamente e senza possibilità di appello. No, non sono incostante. Posso credere per decenni in qualcosa e battermi anima e corpo ignorando il resto del mondo, ma appena c’è un’incrinatura mi scatta un click nella testa, si accende una spia rossa: è il segnale che l’incantesimo è rotto. Tutta colpa dell’assurda fiducia e del cieco entusiasmo che metto sul tappeto subito, immaginando perfezioni che non esistono e non essendo poi capace di tollerare che la realtà sia ben differente dall’idea che avevo di essa, che il mio investimento sia sproporzionato se confrontato a quello delle controparti. Idealismo ed ingenuità combinati insieme sono una vera disgrazia.

    Listening to:
    Float on – Modest Mouse

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