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  • Beautiful loser

    4 dicembre 2024
    Riflessioni
    dicembre 2024

    In un modo o nell’altro, tutti si sta rinchiusi in prigioni fonematiche (o grafemiche, a seconda del medium), cubicoli angusti che ci delimitano in perimetri ricevuti o autoimposti.

    Si fa presto a dire che non ci si dovrebbe lasciar condizionare dalle etichette che ci affibbiano, né imprigionarsi nelle definizioni che ci assegniamo da soli. Il fatto è che è impossibile dire solo “io sono”, accontentarsi di questa affermazione scarna senza corredarla di attributi. “Io sono” non è sufficiente, suggerisce un’assenza che suscita un languore impaziente e – con le infinite porte che lascia aperte – ci precipita nell’imbarazzo della scelta, l’abisso più spaventoso che esista.

    Conosciamo il mondo per distinzione. Il buio in quanto assenza di luce, l’alto come opposto al basso, il caldo come ciò che non è freddo. Se non mi definisco buono e non mi dico cattivo, allora cosa sono? L’ambivalenza fastidiosa che avvertiamo affiorare la seppelliamo, quindi, con una sovrabbondanza di specificazioni. Peccato che quella abbia il vizio di rimanere come un rauco rumore di fondo…

    L’anestetico d’elezione, nella maggioranza dei casi, è esteriorizzare quel che inconsciamente sentiamo appartenerci ma non riusciamo ad attribuirci, per illuderci che si possa prenderne le distanze. E così vivere una quotidianità “serena”.

    Eppure monca, dimidiata, costretta.

    A questo punto della vita, sono stanca delle finzioni di comodo e delle prospettive parziali, tanto di quelle edulcoranti quanto di quelle svilenti. Ho già sprecato la gioventù a guardarmi “di profilo”. Prima di sperperare pure questa età di mezzo, è tempo di prendere coraggio e reclamare e le incapacità, i difetti, l’inconcludenza e, finalmente, anche quanto c’è in me di peculiare in senso positivo. Riconoscere che, sì, non c’è dubbio che abbia una naturale attitudine al fallimento, ma che a essa faccia da contrappeso un’altrettanto innata “bellezza” e che la mia grazia distintiva sia proprio l’irripetibile alchimia tra questi due estremi.

    E prendere atto una volta per tutte che da qualunque cosa che ignori l’una o l’altra non possano che venire nocumento e infelicità.

    Listening to:
    Birds – Neil Young

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  • Armistizio

    23 novembre 2024
    Riflessioni
    novembre 2024

    Chissà se questa quiete che ultimamente mi sabota la scrittura è il segno di un assestamento interiore, della cessata belligeranza tra le istanze dell’accomodamento e della giustizia, della ragionevolezza e della speranza, della logica e del cuore; oppure è solo una prematura avvisaglia della vecchiaia, che tutto annacqua e illanguidisce di pari passo col declinare – tra le altre – della facoltà di sopportare la frizione infiammatoria delle emozioni violente e antinomiche.

    Che possa esser vera la prima ipotesi me lo fa pensare il senso di pacificazione che sono giunta a sentire nei confronti del passato recente e remoto, che rende ormai superflua – e perfino quasi indesiderabile – ogni damnatio memoriae cautelativa, così come ogni masochistica rivangatura.

    Quel che è stato è stato ed è servito a qualcosa.

    Ecco, se c’è un merito che posso riconoscermi, è l’aver imparato a non sprecare alcuna sofferenza, ad ascoltare l’ambasciata di ogni amarezza, anche quando il messaggio è spiacevole. Pazientemente ho smontato ogni illusione che nutrivo riguardo a me stessa e gli alibi di comodo che impedivano di vedere quanto nulla sia mai stato casuale – a eccezione del milieu in cui sono venuta al mondo – o frutto di un perverso accanimento del destino. Il fronte del conflitto è sempre stato tutto interiore, così come lo erano le armate impegnate nel combattimento, e ogni scintilla esterna non era che il pretesto per prolungare inani ostilità.

    Assumersi la responsabilità della propria vita è un’investitura dolorosa, eppure rinvigorente, in quanto restituisce il potere congenito al quale s’era inconsciamente abdicato. L’attrazione nei confronti di ciò che è nocivo per se stessi, quell’apparentemente invincibile forza centripeta a cui si pensava di potersi solo abbandonare, è una scelta personale. Non c’è nulla di predestinato nell’incaponirsi a immolarsi sui campi di battaglie inutili e comunque già perse in partenza.

    Quando finalmente ce ne si accorge, tutto quel che resta da fare è sventolare bandiera bianca e dirottare i propri sforzi sul perseguimento della pace.

    Listening to:
    Words lost meaning – The Murder Capital

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  • Bonaccia

    10 novembre 2024
    Riflessioni
    novembre 2024

    Day after day, day after day,
    We stuck, nor breath nor motion;
    As idle as a painted ship
    Upon a painted ocean.

    Tanto vale scrivere di questo, piuttosto che continuare a non scrivere. Tanto vale raccontare l’afasia. Non è che manchino i pensieri: è la definizione a difettare. Nell’inerzia di queste settimane di quiete snervante, nella loro impassibile monotonia, i pensieri affiorano vaporosi come nuvole e altrettanto imprecisi nei confini, e non sovvengono le parole che possano digrossarli.

    Nel frattempo non s’intravede all’orizzonte cosa possa interrompere l’estenuante agonia di quel che ormai lo spirito ha largamente superato, affinché anche la realtà materiale si metta al passo. Anzi, peggio: i prossimi appuntamenti in agenda hanno il sentore stantio di un passato che pare preistoria, da tanto s’è cambiati.

    Invece, a dispetto di tutto, ancora una volta – l’ennesima e certamente non l’ultima – mi ritroverò a contendere alla sovrimpressione di emozioni e considerazioni altrui il diritto di averne di mie e del tutto differenti, perfino antitetiche, e il diritto di non essere invidiosa né triste né frustrata. Ancora una volta sarò costretta a sperimentare il dispiacere d’essere fraintesa e sconosciuta, completamente ignorata in quel che la filosofia definirebbe la mia “singolarità”. Ancora una volta mi toccherà inghiottire la pena di sapere che nell’intimo dà una perfida soddisfazione l’immaginarmi disperata o in difficoltà e che insuccesso e avvilimento sono tutto quel che s’è sempre inconsciamente desiderato per me.

    Per farmi coraggio mi ripeto che andrà bene, che questa volta dalle stilettate incassate non potrà scaturire il consueto dolore reattivo, quell’incendio accecante che innesca brusche risposte di cui pentirsi. Non potrà, perché ormai sono più solida e consapevole e anche rassegnata. Eppure resta vivo il timore che i fatti possano smentirmi. E – chissà! – forse tra non molto ci sarà amarezza d’avanzo da sfogare scrivendo qui.

    A pensarci, in fondo, la bonaccia persistente degli ultimi tempi non pare poi tanto spiacevole…

    Listening to:
    I need new eyes – Mount Eerie

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  • Identità

    13 ottobre 2024
    Riflessioni
    ottobre 2024

    Todas las cosas son palabras del
    idioma en que Alguien o Algo, noche y día,
    escribe esa infinita algarabía
    que es la historia del mundo. En su tropel

    pasan Cartago y Roma, yo, tú, él,
    mi vida que no entiendo, esta agonía
    de ser enigma, azar, criptografía
    y toda la discordia de Babel.

    Periodicamente tocca rinnovare i documenti e così può capitare che le urgenze burocratiche si trasformino in occasioni per riflettere su di sé e sugli stringati tratti che dovrebbero descrivere un’identità, la propria. Asettici, come una data di nascita, e superficiali, come un indirizzo di residenza, ed esteriori, come una fotografia e la misura di un’altezza, dovrebbero individuarci in modo inequivocabile, distinguerci oltre ogni ragionevole dubbio dalla moltitudine degli altri.

    E, certo, il volto è cosa assai personale; ma che racconta quell’immagine cristallizzata su un anonimo sfondo bianco, se non il lieve disagio e la rigidità che prendono il sopravvento dietro l’esigua privacy offerta dalla lercia tendina d’una cabina per fototessere? Dice forse che nei dieci anni passati tra il nuovo documento e il precedente, seppure si appaia ancora pressoché uguali, niente – o quasi – sembra essere rimasto illeso?

    E ha mai detto nulla di rilevante quel pezzo di carta, fin dalla sua prima versione, risalente ormai a ventisei anni fa? Ha mai raccontato di come io sia il frutto della frizione lancinante tra le pareti dello spazio angusto in cui ero stata confinata e l’immensità della mia fantasia? Di come, a crescere con entusiasmo in una selva di paletti, si finisca come una pianta che caparbia aggira gli impedimenti torcendosi e flettendosi e diventando un bizzarro groviglio, un’aberrazione rispetto a quel che sarebbe dovuta e potuta essere?

    Per fortuna, chi sono non lo so con la nettezza fendente di un dogma nemmeno io, ché così tanto resta ancora da esplorare!

    Ventisei anni fa ero certa si potesse distinguere il bene dal male, additare l’uno e l’altro, riconoscendoli senza tentennamenti. E cinque anni dopo credevo che i miei comportamenti giudiziosi m’avrebbero guadagnato un destino benevolo. E dieci anni fa pensavo d’averlo finalmente incontrato. E oggi? Oggi sono conciliante dove prima ero intransigente e disincantata dove prima ero illusa.

    Ecco, forse la sola certezza rocciosa che ho è quella d’essere – e probabilmente d’essere sempre intimamente stata – una pessimista titubante, che s’impegna appassionatamente a rassegnarsi al peggio, ma con spontaneità bambinesca finisce sempre per ritrovarsi vulnerabile nei confronti dei sussulti della speranza.

    Listening to:
    Tiny suicides – Bright Eyes

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  • Perline colorate

    30 settembre 2024
    Riflessioni
    settembre 2024

    Ed una delle ragioni principali che allontanano dal vero
    cammino che dovrebbero seguire coloro che si affacciano a
    queste conoscenze, è l’idea che si ha da principio, che le
    cose buone sono inaccessibili perché si dà loro il nome di
    grandi, alte, elevate, sublimi. E così si rovina tutto.

    Cos’è una vita in cui il buono a cui puntare è solo quello attingibile, il nettare annacquato, la gratificazione andante a un tiro di schioppo, il compiacimento mediocre a portata di chiunque? C’è – deve esserci! – sempre una porta stretta da varcare, una selva di pericoli, un sentiero tortuoso e irto di tranelli attraverso cui laurearsi coraggiosi e meritevoli. C’è – deve esserci! – un issarsi sulle punte e arrampicarsi, sfidando lo sprezzo verticale di quel che dal buono vorrebbe escluderci; altrimenti a cosa vale la meta?

    Oppure no.

    Forse non è vero che quel che è difficile e distante ed esigente sia più sommo e prezioso e desiderabile. Forse non so niente e non ho mai capito nulla. Forse le cose buone sono minuzzoli qualsiasi, manciate di perline colorate, invece che gemme da strappare a fatica dalla roccia. Forse dovrebbero essere comode e destare sospetto allorché non lo sono, e non viceversa. Forse la soddisfazione più grande è riceverle senza essersele guadagnate, come un diritto naturale che sorge in capo dalla nascita per il solo fatto d’essere venuti al mondo. Forse non è peregrino sperare che questo diritto valga erga omnes e che le cose buone – che siano grandi o piccole, eccelse o insignificanti – siano destinate a tutti.

    Sì, perfino a me.

    Listening to:
    Can’t pretend to know – The Murder Capital

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  • Oracoli

    20 settembre 2024
    Riflessioni
    settembre 2024

    Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che
    avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete
    ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla.

    Ho un’app sul telefono che ogni giorno mi dà un consiglio spontaneo. Da sempre vado alla ricerca di questi avvertimenti fortunosi; che si tratti di aprire una pagina a caso d’un libro o di pescare alla cieca una carta dei tarocchi, è il mio modo di mantenermi ricettiva nei confronti di quel che non dipende dalla mia volontà, di quelle possibilità che vogliono accadere e se ne stanno in trepidante attesa del momento in cui la smetterò di recalcitrare e impuntarmi per mantenere la vita nel binario in cui vorrei costringerla. Se vogliamo, è il mio modo di mantenermi scettica nei confronti della lungimiranza del mio giudizio. Del resto, i fatti hanno dato prove abbondanti che il discernimento non è una delle qualità che posseggo.

    Così mi abbandono allo slancio di quel che va da sé senza sforzo né intenzione né condizionamenti, confidando che mi capti nella sua disinvolta corrente e mi dirotti, portandomi lì dov’è previsto che giunga e al momento opportuno.

    E, a ben guardare, quanta saggezza c’è ogni volta nei messaggi che ricevo!

    In questo momento hai bisogno di qualcosa di tenero e gentile.

    È quanto mi ha detto oggi il mio consulente virtuale e non c’è niente di più vero, ché da troppo tempo – o forse da sempre – quel che più mi manca è la grazia di una carezza. Di una cortesia gratuita, che non vada meritata e sia assolta dall’obbligo di restituzione. Di una dolcezza inevitabile, alla quale non si possa sfuggire acquattandosi dietro uno scudo di autocritica o senso di colpa.

    L’errore è stato credere fin qui che fosse solo una concessione da implorare ad altri – o meglio, da desiderare con arsura silenziosa e disperata, ché a dispetto dell’urgenza il coraggio di chiedere non l’ho avuto mai – quand’è in primis a me stessa che dovrei rivolgere la supplica.

    Dormire a sufficienza, mangiare quanto e come si deve, iniziare a dar seguito ai buoni propositi, accudire me stessa e pensare che non sia vanità, che queste attenzioni siano giuste e dovute, che non si possa far sempre il limone e spremersi fino all’ultima goccia. Ecco la tenerezza che è più indifferibile, la gentilezza che è più necessaria e la grazia che è più improbabile che ottenga.

    Listening to:
    Terrible love – The National

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  • Nel labirinto

    14 settembre 2024
    Riflessioni
    settembre 2024

    No habrá nunca una puerta. Estás adentro
    y el alcázar abarca el universo
    y no tiene ni anverso ni reverso
    ni externo muro ni secreto centro.
    No esperes que el rigor de tu camino
    que tercamente se bifurca en otro,
    que tercamente se bifurca en otro,
    tendrá fin. Es de hierro tu destino
    como tu juez. No aguardes la embestida
    del toro que es un hombre y cuya extraña
    forma plural da horror a la maraña
    de interminable piedra entretejida.
    No existe. Nada esperes. Ni siquiera
    en el negro crepúsculo la fiera.

    È settembre ed è ventoso, grigio di pioviggine e fresco da intirizzire la pelle nel sonno, se si dimentica la finestra spalancata.

    La prima avvisaglia d’autunno.

    Eppure quest’anno non basta. Non soccorre nemmeno la consueta fioca felicità dell’anticipazione della stagione delle foglie cadenti – che pure tanto amo – in questo groviglio strampalato, che non si può dipanare perché non ha capo né coda, come un anello infinito in cui tutto è ugualmente futile e insignificante e non si può che tornare sempre nel punto da dove s’è partiti e quel che cambia di volta in volta è solo l’essere sempre più vecchi.

    Proseguo attraverso questo “odiato sentiero di monotone pareti” con inerzia svogliata e lo sguardo smagato di chi s’è assuefatto alla delusione e all’iniquità e prende atto dello sfacelo, registrandolo come una realtà irreversibile, l’esito naturale di un vizio congenito. Per questo m’hanno allevata e io, come sempre obbediente, per questo mi sono spesa con zelo indefesso, facendo del fallimento il mio capolavoro, la mia sola eccellenza.

    Listening to:
    Weeping wall – David Bowie

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  • Tanti auguri a me(?)

    10 settembre 2024
    Riflessioni
    settembre 2024

    In fondo, oggi non è che un giorno come un altro in questa vita che si sbriga con meccanicità preterintenzionale, come una pratica scocciante, e in cui si fa – o non si fa – coartati come sonnambuli da forze che non si possono dominare: il dovere, il lavoro, le contingenze quotidiane…

    Si scivola tra le cose con inerte malleabilità, senza una stella polare né una meta, senza soddisfazioni né gioie e, da qualche tempo, senza neppure il familiare malessere pulsante che rintoccando dolorosamente dava la prova d’essere vivi. Un torpore sepolcrale s’è preso tutto, incluse le parole, al punto che scrivere pare all’improvviso essere diventata una fatica improba e una velleità esorbitante.

    Vien voglia solo di dormire, dormire e arrendersi, cavandosi dall’obbligo di dover costantemente dar prova d’essere perfettamente autonomi e indipendenti, di bastare a sé stessi. Vien voglia solo d’immaginare di aver qualcuno che dica «faccio io… sono qui… lascia che ti aiuti…» e potersi prendere il lusso d’essere deboli e bisognosi di cura, come una cosa fragile e preziosa.

    Sembra tutto così enorme, sproporzionato rispetto alle energie che si hanno. E ogni azione pare insulsa e inutile: l’arrabattarsi diurno per non si sa che e le notti insonni e i buoni propositi fumosi e i pensieri tetri che ristagnano putridi e incapaci di deterrenza.

     

    Sono vecchia e sono stanca.

     

    Listening to:
    Firefighters – Being Dead

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  • Il nuovo che avanza

    15 agosto 2024
    Riflessioni
    agosto 2024

    Ci fosse dato di veder più oltre che non giunga il nostro
    sapere, e un poco più in là dei bastioni del nostro presentimento,
    forse allora sopporteremmo noi le nostre tristezze con maggior
    fiducia che le nostre gioie. Ché sono esse i momenti in cui qualcosa
    di nuovo è entrato in noi, qualcosa di sconosciuto; i nostri sentimenti
    ammutoliscono in casta timidezza, tutto in noi indietreggia, sorge
    una calma, e il nuovo, che nessuno conosce, vi sta nel mezzo e tace.

    In un corteo di giorni soffocanti, l’estate procede flemmatica verso il suo declino. Il Ferragosto è arrivato e dopo, come sempre, settembre giungerà precipitosamente e settembre continua tuttora a sopraffare col senso incalzante d’un secondo inizio d’anno, un poco perché è difficile liberarsi delle memorie scolastiche, nonostante il tempo trascorso, e un poco perché, se fossi di quelli che festeggiano, è il mese in cui spegnerei le candeline. Gli auspici e i buoni propositi, tuttavia, ormai s’inventariano con poca convinzione e stavolta ancor più che nel recente passato. Infine la sfiducia – o la ragione, secondo i punti di vista – pare aver preso il sopravvento perfino su di me, ché tanto qualunque cosa faccia – e ne ho fatte di cose insolite negli ultimi dodici mesi! – o non faccia, come per una crudele proprietà commutativa, non cambia il risultato finale.

    Perciò già adesso inizia a riaffiorare la tristezza, col suo sentore ammuffito, come l’umidità che risale da fondamenta raffazzonate. E però viene anche voglia di osservarla, questa tristezza soffusa che monta senza posa, e di chiedersi cosa stia a significare, quale trasformazione voglia propiziare e quale germe di novità inoculi in me, ché pare – almeno stando a Rilke – sia attraverso di essa che il futuro ci penetra per poi venir fuori sotto forma di destino.

    Quale destino fa anticamera nel mio cuore? Non so dirlo. Se per rispondere bastasse la logica, ci sarebbe poco di che rallegrarsi: quel che è possibile dedurre non lascia margini all’ottimismo. E le parole d’incoraggiamento che ancora mi vengono elargite per cortese abitudine ormai all’orecchio stridono come unghie s’una lavagna di ardesia. Infatti, che aiuto può dare negare l’evidenza che il fiore degli anni sia stato tutto già consumato, ostinandosi a credere a una giovinezza irreale e a una fittizia abbondanza di possibilità? È più proficuo accettare quel che è flagrante e lasciarsi trasfigurare da tale consapevolezza. Solo con questa radicale onestà si potrà incubare il destino “giusto” – forse non quello più convenzionalmente roseo o invidiabile, ma certamente quello su misura per ciò che si è – finché esso non maturi e possa erompere; altrimenti non si farà altro che recitare una pagliacciata, sprecando il tempo che resta imbottigliati nell’illusione che si possa trattenerlo fingendo che non trascorra.

    Listening to:
    No fate awaits me – Son Lux (feat. Faux Fix)

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  • Solve et coagula

    8 agosto 2024
    Riflessioni
    agosto 2024

    Pictures! Pictures! Pictures! Often, before I learned, did
    I wonder whence came the multitudes of pictures that
    thronged my dreams; for they were pictures the like of
    which I had never seen in real wake-a-day life.

    Pioggia, pipistrelli ed enormi rapaci intrappolati dentro casa.

    Fa caldo, dormo ancora meno del solito e nelle poche ore di sonno mi visitano strane immagini. Ho vissuto anni funestati dagli incubi nel recente passato, ma i sogni attuali sono d’altra natura e, diversamente da quelli di allora, non suscitano né angoscia né rabbia né orrore. C’era un messaggio in quelle scene terribili infestate da insetti e da intrusi e alla fine, arrendendomi all’evidenza, l’ho accolto. C’è sicuramente un messaggio pure in quelle di oggi, seppure non saprei ancora dire quale sia.

    Per quel che ricordo, i miei sogni sono sempre stati affollati di persone o di animali e hanno sempre avuto sviluppi implausibili, con cambiamenti repentini di scenario e di linee temporali. E soprattutto sono sempre stati “bui”. Fin qui nelle mie notti non ho attraversato altro che un’infinità di nigredo. Con un’unica significativa eccezione: nel marzo del 2022, mentre iniziava ad affiorare la risolutezza per la più dolorosa e la più saggia delle scelte che abbia mai compiuto, sognai un diluvio di sole in una mattina abbacinante d’estate. Forse – chissà! – un analista junghiano la interpreterebbe come l’indizio di un’albedo.

    In mezzo a tutta quella luce c’era una presenza che mi ha visitata spesso, e prima e dopo quell’occasione, nel sonno. E forse in questa figura ricorrente lo stesso analista junghiano riconoscerebbe il mio animus. L’archetipo del maschile nel mio inconscio, il mio “uomo totem”, come lo definii maldestramente in un pezzo scritto tanti anni fa sotto pseudonimo e che si meritò – malgrado la sua ingenuità – una pubblicazione “importante”. E forse non gli parrebbe sorprendente né allarmante che pure nella cosa più “di successo” che abbia mai fatto il protagonista sia questa figura, che è stata sotto molti aspetti la mia salvezza e per anni anche la mia dannazione. Del resto, ho la sensazione che tale centralità fosse quasi un diritto acquisito, giacché tutto quel che so di me glielo debbo, direttamente o per vie traverse.

    Quasi come una divinità ctonia, mi ha visitata ripetutamente nell’oscurità della solutio. Quindi, fattosi messaggero luminoso, mi ha manifestato la fase successiva di ablutio. Spero ardentemente che possa tornare a guidarmi ancora nelle titubanze di questa travagliata citrinitas, in cui tento di ridare una solidità a tutto quel che adesso è impalpabile e fumoso. E poi – pregando d’aver coraggio a sufficienza per andare sul serio fino alle estreme conseguenze del processo e al trionfo della rubedo –  pure nell’ultimo disfacimento e nella trasmutazione finale. Finché non si chiuderà il cerchio, si armonizzerà quello che pare inconciliabile e infine verranno a galla la mia autentica natura e le sue reali inclinazioni e potenzialità, e giungerà il momento di un addio che escluda senza appello ogni ulteriore possibilità di ripensamento.

    Listening to:
    Strictly confidential – Roxy Music

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